Una settimana senza fuochi d'artificio
Un lunedì senza piano, un martedì partito storto, un mercoledì di visione, un giovedì che mi ha acceso e una decisione presa togliendo l'emotività.
Simone Tabellini3 min di lettura
O mio caro fondatore…
Lunedì: sistemare la settimana vera
Ero fuori casa e non abbiamo fatto la pianificazione del lunedì. Invece di forzarla ho creato una sola task: sistemare la settimana reale invece di pianificare quella ideale. Ho smaltito uno dopo l'altro tutti i piccoli lavori operativi che mi toglievano lucidità.
La giornata si è chiusa con un'azione visibile: il lancio di Reset, il nostro evento di inizio anno con la community, a Torino e a Bologna.
Martedì: recuperare pezzo per pezzo
La mattina, il momento più prezioso, è saltata tra imprevisti e chiavi dimenticate. Il rischio in queste giornate è uno solo: entrare in modalità frustrazione. Ho ripartito da quello che potevo controllare: allineamento con il team marketing, contenuti della community, customer care.
Ho anche fatto sparring con l'AI su come leggere settimana dopo settimana l'umore reale della community. Non per fare prima, ma per capire meglio il problema prima di cercare una soluzione.
Mercoledì: la visione nasce tra una call e l'altra
Giornata in ufficio. La mattina l'ho dedicata alle operations: linee guida per il dopo partita, rotazione dei giocatori, regole per rendere ogni partita replicabile senza dipendere dalle singole persone. È lavoro poco visibile, ma è quello che permette di crescere senza rompersi.
Le conversazioni più importanti con il mio socio sono nate nelle pause, non in agenda: dove vogliamo portare play2match tra tre o cinque anni, che squadra ci servirà. E a fine giornata un'idea leggera: un angolo dell'ufficio che racconti la nostra storia, pieno degli oggetti di un percorso che oggi è breve ma che immaginiamo lunghissimo.
Giovedì: una giornata verticale
Tutta la giornata sull'influencer marketing. La mattina ho rivisto un ex collega con cui avevo fatto impresa otto anni fa: oggi lavora sugli stessi temi. Certe traiettorie si rincontrano. Il pomeriggio un workshop lungo con una creator, su come si costruiscono davvero i contenuti e come si leggono gli algoritmi senza farsene ossessionare.
Non era una giornata da riempire di task, ma da assorbire. E mi ha acceso.
Venerdì: una decisione resa noiosa
Prima ho trasformato gli spunti del workshop in task concrete, una per una. Poi la domanda vera: la prossima persona nel team marketing deve essere un content creator o un advertiser?
Ho tolto l'emotività: parametri, sì e no, punteggi. Ha vinto il content creator, per trasversalità: lavora sull'organico, aiuta la parte a pagamento, incide su brand e community. L'advertiser costa due volte, la persona e il budget, e sposta una sola leva.
MEMENTO MORI – Tabba 🔥