Sentirsi a disagio è il percorso, non un bug
Un anno da founder mi ha insegnato che sentirsi fuori posto non vuol dire stare sbagliando. È da qui che è nato il Diario del Founder Normale.
Simone Tabellini2 min di letturapost originale su LinkedIn
O mio caro fondatore…
Mi sento a disagio come founder. E va bene così 😅
Ci sono arrivato lavorando su me stesso, giorno dopo giorno, e facendo tanta, tantissima retrospettiva sulle giornate dentro play2match. Sentirsi fuori posto, sentire che quello che fai non è mai giusto come l'avevi stimato, sentire di non essere mai abbastanza. All'inizio pensavo fosse un campanello d'allarme. Invece è normale, e va accettato.
Come salire di campionato
Mi ricorda tanto il basket, nelle senior, quando salivo di categoria. La sensazione era sempre la stessa: grande passione per quel campionato ed estremo disagio ogni settimana, perché le partite erano più difficili, gli allenamenti più tecnici e gli avversari più forti.
Quel disagio non voleva dire che non ero all'altezza. Voleva dire che stavo giocando un campionato più alto. Da founder è identico.
Il club dei founder normali
Per questo, dopo un anno di appunti sul percorso, ho iniziato a scrivere il Diario del Founder Normale. Non normale nel senso di facile, alla portata di tutti: quella roba lì non esiste, fare impresa non è per tutti. Normale perché tante sensazioni che provi lungo la strada (disagio, confusione, inadeguatezza, piccole vittorie) fanno parte della crescita dell'azienda e delle persone che ci lavorano.
Lo scrivo per dare una mano, per tenere a bada la mia sindrome dell'impostore e per sentirmi un po' meno solo insieme ad altri founder normali. Se inizio a gasarmi e pomparmi troppo, smetto di pubblicare. Promesso.
Nella seconda puntata ho raccontato cinque errori gravi fatti costruendo la community: li trovi, insieme agli altri, nella guida sugli errori da Head of Community.
Questo articolo nasce da un mio post su LinkedIn. Se ti è piaciuto, lì puoi commentarlo.
MEMENTO MORI – Tabba 🔥