Simone Tabellini
7 dicembre 2025#soci#community

Dimenticarci di essere amici

Sui feedback diretti in un team nato tra amici, e sul momento in cui una community deve iniziare a camminare da sola.

2 min di lettura

O mio caro fondatore…

Sto rileggendo il libro su Netflix, «L'unica regola è che non ci sono regole», e mi sono fermato sul capitolo dei feedback diretti. È esattamente quello che ci serve adesso.

Il concetto è semplice e scomodo. Un feedback positivo fa stare bene, ma raramente ti fa migliorare. Uno diretto, anche negativo, all'inizio crea distanza e un po' di paura, ma nel tempo è quello che ti fa crescere. Per un team che nasce tra amici è il passaggio più difficile: essere trasparenti, essere diretti, dimenticarci per un momento di essere amici.

Intanto iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel, più in testa che nei numeri: abbiamo capito che tipo di azienda vogliamo essere e che squadra vogliamo costruire.

Lasciare andare la community

In queste settimane stiamo giocando tantissimo con le persone che usano play2match. Stare in campo con loro mi dà una carica enorme, ci porta feedback diretti e crea relazioni vere: le relazioni sono la base della fiducia, e la fiducia è quello che ti permette di delegare.

Dalla prossima settimana però giocheremo un po' meno. È giusto che la community inizi a vivere di vita propria.

MEMENTO MORI – Tabba 🔥

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Domande frequenti

Di cosa parla «Dimenticarci di essere amici»?

Sui feedback diretti in un team nato tra amici, e sul momento in cui una community deve iniziare a camminare da sola. È una voce del Diario del Fondatore di Simone Tabellini, 7 dicembre 2025.

Cosa si porta a casa Simone da queste giornate?

Il feedback diretto costa all'inizio e paga nel tempo. Stare vicino alle persone crea fiducia, e la fiducia è ciò che permette di delegare. Una community che ha sempre bisogno di te non è ancora una community.