A Bologna mancava un posto per beccarsi senza hype
Una cinquantina di persone, niente palco, un pitch fatto con un oggetto a caso. Com'è nato il Bologna Startup Network e cosa ci ha insegnato.
Simone Tabellini2 min di letturapost originale su LinkedIn
O mio caro fondatore…
Non potete capire cosa è successo quella settimana. Una cinquantina di persone, tra founder, incubatori, acceleratori, professionisti dell'innovazione e qualche investitore (pochi ma buoni 😅), si sono beccate al The Social Hub per fare due chiacchiere e scambiarsi feedback.
Super easy, destrutturato, senza hype, senza gente gasata «fuori dai coppi», come si dice a Bolo. Qualcuno ha pure pitchato con un oggetto unconventional, perché anche il pitch deve essere disruptive 🤣
La community c'è, va solo riunita
A maggio l'abbiamo rifatto al MUG, con una formula ancora più semplice. Niente pitch, niente panel: networking classico e un Open Mic da due minuti per dire chi sei, cosa fai e che progetto porti avanti, così dopo è più facile trovare le persone giuste. Pizza e bevande pagate, così la gente si ferma davvero.
La community startup di Bologna esiste. Non è ancora solidissima, ma c'è. Il nostro lavoro non è inventarla, è darle un posto dove ritrovarsi.
Cosa ci siamo portati a casa
Dopo il ritrovo di maggio il network ha risposto alla grande, e leggere i post di chi c'era è stata la parte più bella. Il prossimo? Forse più strutturato, forse con qualche partner in più, non lo sappiamo. Di sicuro lo rifaremo, perché Bolo ha bisogno di vivere questi momenti.
Tutte le tappe, i numeri e chi c'era li trovi nella pagina del Bologna Startup Network.
Questo articolo nasce da un mio post su LinkedIn. Se ti è piaciuto, lì puoi commentarlo.
MEMENTO MORI – Tabba 🔥