Una community che dipende da te è solo un servizio
La domanda scomoda da cui è nato il mio capitolo per CommunityLand: se sparissi per tre mesi, la tua community sopravviverebbe?
Simone Tabellini2 min di letturapost originale su LinkedIn
O mio caro fondatore…
Se sparissi per tre mesi, la tua community sopravviverebbe? Me la sono fatta sul serio questa domanda, e la risposta non mi è piaciuta.
In play2match abbiamo fatto una scelta radicale: il prodotto non è l'app e non sono gli eventi, il prodotto è la community. Proprio per questo il giorno in cui ho capito che tutto funzionava finché c'eravamo noi è stato un bel colpo. Non avevamo costruito una community. Avevamo costruito un servizio con utenti affezionati.
Come la stiamo ricostruendo
Ne ho scritto un capitolo per CommunityLand, che poi è finito tra i dieci articoli più letti (wow, non me lo aspettavo). Dentro ci sono le tre leve che usiamo: una storia condivisa che dia identità alla crew, uno status distribuito che trasformi i membri in co-autori, e il cerchio chiuso sui feedback, così che le persone vedano cosa cambia grazie a loro.
Il racconto completo, con esempi presi dal campo, è nella guida Come creare una legacy. E gli errori che mi hanno portato fin lì sono in Gli errori che ho fatto come Head of Community.
Lasciare andare
Da qualche settimana non mi occupo più di community in senso stretto: arriva una persona dedicata. Continua ad appassionarmi un sacco, ma è giusto così. Se la community deve reggere senza chi l'ha creata, il primo test lo devo fare io.
Questo articolo nasce da un mio post su LinkedIn. Se ti è piaciuto, lì puoi commentarlo.
MEMENTO MORI – Tabba 🔥