Il personal brand non è (quasi mai) una priorità
Lo dice uno che di personal brand si occupa. Prima viene il prodotto. Poi, se hai un perché, sei regole per farlo senza buttare tempo.
Simone Tabellini2 min di letturapost originale su LinkedIn
O mio caro fondatore…
Mi hanno invitato a parlare di personal brand legato alla sostenibilità, e ho dato la mia onesta interpretazione di un termine che negli ultimi anni è stato abusatissimo.
Parto da qui: nel 99,9% dei casi il personal brand non è una priorità. Che tu sia un professionista, un'azienda o una startup, le energie vanno sul prodotto o sul servizio che vuoi offrire. Sembra una banalità, ma non lo è affatto (vi sento, amanti del building in public…).
Se hai deciso di farlo
Fatta questa premessa, queste sono le regole che mi sono dato:
- Parti dal perché, altrimenti non partire. Un perché di valori, non di business.
- Niente perdite di tempo: non serve investirci troppe ore, serve un'attività organizzata, con strategia e piano dei contenuti.
- È un asset: che tu lo voglia o no, cambia come ti vedono clienti, rete e stakeholder.
- Datti un obiettivo che non sia per forza la vendita. Nella sostenibilità, per esempio, serve tanta educazione.
- Deve stare dentro la strategia di marketing, non di fianco.
- Sii te stesso: non devi rappresentare l'azienda, ma raccontare come vivi tu l'impatto di quello che fai.
Questo articolo nasce da un mio post su LinkedIn. Se ti è piaciuto, lì puoi commentarlo.
MEMENTO MORI – Tabba 🔥