150 errori da CMO
La guida agli errori che ho fatto facendo marketing in una startup, e a come riconoscerli quando tornano.
Un giorno, in autobus, ho chiesto a Claude una cosa semplice: mettimi in fila tutti gli errori che ho fatto da CMO di play2match. Tutti. Il tempo perso, i messaggi mai mandati, le cose scritte e mai fatte.
Pensavo uscisse una lista corta.
Ne sono usciti più di 150 in cinque mesi 😅 (beh, almeno sono costante).
La buona notizia è che non sono 150 errori diversi. Sono sempre gli stessi nove, che tornano con la maglia cambiata. Questa guida li racconta uno per uno. Non ho la presunzione di dirti come si fa marketing in una startup, ma se lo fai, qualcuno di questi lo stai facendo anche tu.
Come li ho contati
Ho fatto leggere a Claude tutto quello che il marketing di play2match ha scritto da giugno a ottobre 2026: il diario di lavoro, i report del lunedì, le note delle call, le retro degli eventi, i piani della settimana, la board dei task. Più il materiale del resto del team, perché tanti errori si vedono meglio da fuori.
Sono usciti 132 episodi dal lavoro (alcuni visti da due lati), più 54 correzioni che ho fatto al lavoro dell'AI (ne parlo nel capitolo bonus). Tolti i doppioni, più di 150. Per natura, i 132 episodi si dividono così:
| Natura dell'errore | Quota (arrotondata) |
|---|---|
| Scritto e non fatto: impegni, piani, promesse, task fermi | 23% |
| Numeri e metodo: metriche sbagliate, definizioni, stime | 21% |
| Passaggi e comunicazione: chi preme il bottone, chi lo sa | 14% |
| Tempo perso: doppioni, sistemi rifatti o buttati | 14% |
| Errori operativi sui tool di ads e CRM | 13% |
| Decisioni ribaltate | 12% |
| Tempo speso fuori dalla mia leva | 2% |
La prima cosa che mi ha colpito: quasi il 40% sono errori di esecuzione, non di competenza. Cose scritte e mai chiuse, passaggi senza un nome. Sulle ads, sul CRM e sui numeri sapevo cosa fare. Il mio punto debole era chiudere il lavoro e farlo arrivare alle persone giuste.
La seconda: il mese con più errori è agosto, con 51 episodi contro i 7 di giugno. Ma agosto è anche il mese in cui ho iniziato a scrivere tutto. Un errore che non scrivi non lo conti, e non lo impari. Allo stesso modo ottobre sembra più tranquillo, ma tanti errori li scopri settimane dopo (vedi l'errore 06).
Errore 01
Ho disegnato schemi alla lavagna invece di giocare la partita
- La storia
Nel basket c'è un tipo di allenatore che passa il timeout a disegnare schemi sulla lavagnetta mentre i suoi perdono di 20. Ecco, quello ero io.
Due settimane di fila non ho chiuso un solo task. Pochi giorni dopo, in 48 ore, ho creato quattro agenti AI nuovi.
Ho rifatto da zero un registro delle campagne su Notion, con tanto di decision log e procedure, e l'ho buttato dopo un mese, perché ricopiava a mano quello che Meta registra già da solo. Lo stesso report l'ho ricreato da zero quattro volte. A settembre metà del tempo che passavo con Claude era manutenzione dei sistemi, e solo un quinto andava sulla leva su cui vengo misurato.
Costruire un sistema ti dà la sensazione di avanzare senza il rischio di un numero che non si muove. È per questo che è così comodo.
- Quanto mi è costato
- Un mese di lavoro su un registro buttato, e settimane in cui il sistema cresceva mentre la leva stava ferma.
- Il segnale d'allarme
- Una settimana in cui non hai chiuso niente di importante ma hai creato qualcosa di nuovo per organizzare il lavoro. Un tool, una dashboard, un automatismo, un template.
- La contromossa
- Un sistema nuovo ha senso solo se sostituisce qualcosa che hai già fatto a mano almeno tre volte. E se ne entra uno, ne esce un altro lo stesso giorno.
Errore 02
Scrivere un task è gratis, chiuderlo no
- La storia
Da quando lavoro con l'AI, scrivere un task costa zero. Risultato: da agosto ho iniziato a crearne circa 80 al mese. Prima ne creavo 8.
Indovina quanti ne chiudevo? Poco più della metà.
Sui piani della settimana ho centrato 8 impegni su 34. La priorità «High» era diventata il default di chi scrive il task: chiudeva un task su tre. La regola «ogni task ha una scadenza» l'avevo scritta a giugno, poi di nuovo nel mio patto di ruolo, e in dieci settimane non l'ho rispettata una volta.
- Quanto mi è costato
- Una lista di cose da fare così lunga che non serviva più a scegliere. Quando tutto è «High», niente lo è.
- Il segnale d'allarme
- Nella settimana hai creato più task di quanti ne hai chiusi. Oppure riscrivi lo stesso impegno per la terza volta, con una data nuova.
- La contromossa
- Il collo di bottiglia non è più l'idea, e nemmeno scriverla. È chiuderla. Un task nasce con una data e con il numero che deve muovere, altrimenti è un'idea e va nel cassetto delle idee. Un impegno mancato due volte si rimpicciolisce o si uccide, non si riscrive uguale.
Errore 03
Le cose che non so fare sono le prime che rimando
- La storia
Abbiamo lanciato una città nuova un weekend di ottobre. Il comunicato stampa è partito quattro giorni dopo.
Cioè dopo.
Non era sfortuna. Era un impegno che avevo preso a inizio mese e che continuavo a spostare. Stessa storia con le recensioni: quasi tutti i task su quel tema erano scaduti da settimane. Ads, landing, CRM, community: lì so dove mettere le mani. PR e recensioni no, e infatti stavano sempre in fondo alla lista.
- Quanto mi è costato
- Un lancio senza stampa, e un tema intero (le recensioni) fermo per mesi.
- Il segnale d'allarme
- Un tema che rimandi da più tempo degli altri, sempre con una scusa diversa.
- La contromossa
- Guarda cosa rimandi da più tempo. Lì c'è il tuo buco di competenze, non la tua mancanza di tempo. Quel tema o lo impari, o lo dai a qualcuno che lo sa fare, o lo togli dalla lista. Lasciarlo lì è la scelta peggiore.
Errore 04
«Qualcuno se ne deve occupare» non è un nome
- La storia
Questo è quello che mi brucia di più.
Creatività segnate da spegnere, rimaste accese tre settimane. Non perché nessuno lo sapesse, ma perché nessuno aveva detto chi premeva il bottone. Come ha scritto qualcuno del team: «serve dire ad alta voce chi preme il bottone».
Un progetto che in poco più di tre mesi ha cambiato responsabile cinque volte, e in uno di quei passaggi la palla l'ho rimandata anch'io.
Le ads di una città spente per un test, da riaccendere dopo una settimana. Sono rimaste spente perché aspettavamo una conferma che nessuno aveva il compito di dare. In quelle due settimane le persone nuove che venivano a giocare si sono dimezzate.
E poi i messaggi: dopo un lancio, nella retro è venuto fuori che le informazioni non passavano tra le aree. Io mandavo sei messaggi con cose da fare subito a chi aveva già il suo piano programmato da giorni.
- Quanto mi è costato
- Due settimane con la metà delle persone nuove in una città, tre settimane di soldi su creatività che sapevamo già non funzionare.
- Il segnale d'allarme
- In una call qualcuno dice «qualcuno se ne deve occupare». Oppure una cosa aspetta un'altra persona da più di una settimana e nessuno ha chiesto a che punto è.
- La contromossa
- Ogni passaggio ha tre cose scritte. Chi preme il bottone, entro quando, come so che è fatto. E chi possiede il task dice agli altri quando tocca a loro, non il contrario.
Errore 05
La decisione presa in call che non arriva da nessuna parte
- La storia
A settembre ho cambiato un target importante. Giusto, secondo me. Solo che l'ho scritto nei miei file e la conferma nel documento che leggevano tutti è arrivata quasi sei settimane dopo: nel frattempo giravano due numeri diversi per la stessa cosa.
Una definizione di metrica concordata a maggio non è finita nel documento giusto fino a settembre: per tre mesi l'abbiamo misurata con quella vecchia. E una scelta sulle campagne di retargeting l'ho cambiata quattro volte in sette settimane, tanto che il report automatico continuava a chiedermi di fare una cosa che avevo già annullato.
- Quanto mi è costato
- Tre mesi letti con il metro sbagliato, e sei settimane in cui il team guardava due obiettivi diversi.
- Il segnale d'allarme
- Lo stesso target, la stessa data o lo stesso responsabile scritto in modo diverso in due posti.
- La contromossa
- Una call senza una riga scritta nel posto giusto è una chiacchierata. La decisione si scrive il giorno stesso, e chi ne è toccato la sa da chi l'ha presa.
Errore 06
Il numero sbagliato, scoperto dopo
- La storia
Il tasso di conversione degli store che giravamo era sbagliato di circa tre volte.
Abbiamo passato due mesi a cercare un problema SEO che non esisteva: le pagine c'erano, guardavamo solo il pannello sbagliato.
Per dieci giorni abbiamo monitorato un evento su 64 posti, mentre i posti veri erano 48. Allarmi, piani di recupero, messaggi preoccupati... su un buco in parte inesistente.
- Quanto mi è costato
- Due mesi di diagnosi su un problema finto, dieci giorni di allarmi, e decisioni prese su numeri che non misuravano quello che credevamo.
- Il segnale d'allarme
- Stai per decidere su un numero che hai ricevuto, non che hai controllato. Oppure lo stesso dato ha due valori in due documenti.
- La contromossa
- Prima di costruirci sopra una decisione, controlla cosa misura davvero quel numero e da dove viene. Due minuti di verifica valgono dieci giorni di allarmi. E il target del trimestre non si cambia a metà, se non vuoi che nessun risultato si possa più giudicare.
Errore 07
Il bottone premuto alle 19:50, e nessuno che guarda il giorno dopo
- La storia
Un pomeriggio ho fatto 173 modifiche alle campagne Meta in tre ore e mezza. Il giorno dopo alcune campagne risultavano attive ma senza un solo annuncio dentro, e sono rimaste così per un giorno e mezzo.
Le campagne di una città che per giorni hanno speso in un'altra, perché duplicando un gruppo di annunci la geografia era rimasta quella vecchia.
Un countdown per un evento di lancio: nell'automazione, su più di mille persone che dovevano entrare ne erano entrate 12.
Una mail mandata a più di 13.000 persone di altre città per un lancio: zero prenotazioni, 87 disiscrizioni. 87 persone della crew che le nostre mail non le vogliono più, perse per niente.
- Quanto mi è costato
- Campagne ferme, soldi spesi nella città sbagliata, un countdown arrivato a quasi nessuno, 87 persone che non sentiremo più per mail.
- Il segnale d'allarme
- Hai appena fatto tante modifiche in una sessione sola, hai avviato un'automazione o hai duplicato una campagna. Più vai veloce, più questo segnale conta.
- La contromossa
- Il giorno dopo ogni modifica grossa si controlla che sia partita davvero e che spenda dove deve. Avevo tutte le regole scritte. Una regola in un documento non ti ferma mentre vai veloce, un controllo nel flusso sì.
Errore 08
Gli eventi mi mangiavano la leva
- La storia
A giugno, nel recap dello sprint del team, c'era scritto chiaro: passavo metà del tempo sugli eventi. Io sono il CMO, il mio lavoro è il motore dell'acquisizione.
Quattro mesi dopo i numeri dicono questo: in dieci settimane la leva su cui sono misurato ha avuto in media meno di un quinto delle mie ore, e nella settimana di un lancio gli eventi si sono presi il 42%.
Gli eventi sono la cosa più bella di play2match, e infatti è difficilissimo dirgli di no 💛 Il problema è che a ogni evento rifacevamo gli stessi errori. Al lancio di Roma quattro problemi erano identici a quelli di Milano, tre mesi prima. Il playbook ce lo dicevamo da mesi, ma non lo scrivevamo.
- Quanto mi è costato
- La leva su cui vengo giudicato è rimasta in fondo alla settimana per mesi.
- Il segnale d'allarme
- Un blocco di lavoro sulla tua leva spostato per fare spazio a un evento. Oppure lo stesso problema in due eventi di fila.
- La contromossa
- Se un evento sfora, si sposta l'evento, non la leva. E un evento che rifai tre volte merita un playbook, non un'altra corsa. Se gli eventi non sono il tuo lavoro, passali a chi li deve fare, con una data.
Errore 09
Ho comprato domanda che non potevamo servire
- La storia
Questo è l'errore più da CMO di tutti.
Ad agosto stavamo portando dentro circa 1,7 volte le persone che i nostri campi potevano far giocare. In una città abbiamo raccolto più di 1.500 iscritti in cinque settimane con un solo centro sportivo. Stavamo pagando oggi per persone che avrebbero giocato a gennaio.
E prima ancora aprivo campi anche il giorno prima perché tra 7 e 10 persone erano in coda. Poi quelle persone non prenotavano.
- Quanto mi è costato
- Iscritti per cui avevamo pagato e che non trovavano un posto, e campi aperti che restavano vuoti.
- Il segnale d'allarme
- Gli iscritti crescono più dei posti disponibili. Oppure usi una lista d'attesa come prova che le persone vogliono giocare.
- La contromossa
- In una community che gioca dal vivo, il marketing non è «più iscritti». È persone che trovano un posto dove giocare. Il budget segue i campi, non il contrario. E per dimensionare un evento si conta chi prenota davvero, non chi è in lista.
Bonus: gli errori che ho fatto fare all'AI
Gran parte del mio lavoro lo faccio con Claude. E in cinque mesi l'ho corretto 54 volte: un'email impaginata male, un link sbagliato in una push, un report costruito sul metodo sbagliato, una routine automatica partita prima di sapere se serviva.
Ogni volta facevo la cosa sensata: scrivevo una regola, così non sarebbe successo di nuovo.
È successo di nuovo. Su mail e push le correzioni sono state 11, e in due casi lo stesso errore è tornato nello stesso giorno. Una volta un link sbagliato è finito in una campagna già partita, anche se la regola per evitarlo c'era.
Una regola scritta non ferma un errore che nasce mentre vai veloce. Lo ferma un controllo che sta nel flusso, nel momento in cui premi il bottone o il giorno dopo. E l'AI non cambia la natura del problema, cambia la velocità: scrivi, costruisci e mandi dieci volte più in fretta, quindi sbagli dieci volte più in fretta, se non hai un punto in cui ti fermi a guardare.
L'errore che sto facendo adesso
Mentre leggevo questa lista mi è venuta la tentazione più ovvia: costruire un sistema per non rifare questi errori. Un altro agente, un'altra dashboard, un'altra routine.
Che è esattamente l'errore numero uno 😅
Quindi la mossa vera è togliere, non aggiungere. Niente sistemi nuovi finché non chiudo quelli che ho aperto. Ogni task con una data e un numero, oppure fuori. Ogni passaggio con un nome.
Il messaggio che voglio condividere è questo: gli errori che fai non sono 150. Sono pochi, e si ripetono. Il lavoro non è smettere di sbagliare, è riconoscere la maglia quando torna in campo.
La checklist del venerdì
Nove domande, una per errore. Le uso a fine settimana: se una risposta è «sì», so in quale trappola sto rientrando.
- Ho creato qualcosa di nuovo per organizzare il lavoro senza aver chiuso niente di importante?
- Ho creato più task di quanti ne ho chiusi, o ho riscritto un impegno per la terza volta?
- C'è un tema che rimando da più tempo degli altri?
- C'è una cosa che aspetta un'altra persona da più di una settimana, senza un nome e una data?
- C'è una decisione presa in call che non è ancora scritta nel posto dove la leggono tutti?
- Ho deciso qualcosa su un numero che non ho controllato?
- Ho fatto una modifica grossa senza guardare il giorno dopo se è partita davvero?
- Un evento mi ha spostato un blocco di lavoro sulla leva?
- Sto portando dentro più persone di quante ne posso far giocare?
Se fai marketing in una startup e ti ci rivedi anche solo in uno, scrivimi in privato. Sono curioso di sapere qual è il tuo 😉
Simone, aka Tabba 🔥